La mediazione è un processo mirato all’apertura e al ripristino di canali di comunicazione precedentemente bloccati tra due o più individui. Attraverso l’ausilio del mediatore, definito un terzo neutro-imparziale, si accompagnano i mediati, parti in disaccordo o in conflitto, in un percorso che giunge alla riscoperta di se stessi, in una dimensione spaziale e temporale privilegiata per passare dal caos, dai contrasti, dai conflitti ad una nuova armonia capace di generare una soluzione soddisfacente per tutti. Oggi, all’interno di contesti plurietnici e multiconfessionali, in società caratterizzate dalla compresenza di molteplici linguaggi, razze, etnie, fedi e aspirazioni valoriali, la mediazione assurge ad un ruolo di prevenzione del potenziale conflitto emergente.
Nata in America nel primo ventennio del ‘900, fu inizialmente introdotta nel Dipartimento del Lavoro attraverso il servizio di conciliazione, rivelandosi molto efficace per la risoluzione di controversie lavorative. Fu poi inserita, negli anni ’70, nelle cause civili e in materia di divorzio da J. Coogler, avvocato di Atlanta. Da lì comincia a diffondersi in altri Stati e giunge finalmente in Europa. Negli anni ’90, in Francia, con Jaqueline Morineau si sviluppa una forma di Mediazione che affonda le sue origini nell’antica tragedia greca e nella filosofia. Attraverso il metodo socratico, fondato sull’ironia e sulla maieutica, la mediazione mira all’abbattimento del pregiudizio e all’accompagnamento dell’individuo lungo un percorso di autoconsapevolezza. La tragedia aiuta a riconoscere, nel conflitto, il lato opaco e inspiegabile che dimora nell’individuo. La mente non riesce a cogliere ciò che l’anima conosce da tempo e che, attraverso un piano emotivo, attende solo di venire alla luce. A differenza della Giustizia, la mediazione cerca di far emergere il non-detto in uno spazio in cui il dolore può essere detto e ascoltato. Per superare la sofferenza bisogna incontrarla, non attraverso un processo logico ma con una pratica ritualizzata, strutturata, che si muove dalla teoria, attraversa la krisis e giunge alla catarsi. La mediazione assume valenza filosofica, fa in modo che i configgenti possano partecipare e pensare insieme, pensare oltre, portare movimento all’interno dell’intrico conflittuale, districare analiticamente, unire sinteticamente, meravigliare e provocare, portare l’attenzione su altre valutazioni.
Il mediatore incontra i mediati senza giudicarli e senza proiettare nulla su di loro, li accompagna in un percorso che permette la riapertura di una comunicazione interrotta e il superamento del disagio o del conflitto.
La mediazione è imparziale, si avvale dell’ascolto empatico, stimola la fiducia in sé e lascia che siano i mediati ad arrivare alla soluzione più indicata. È quindi in grado di trasformare la società, proponendo una nuova visione dell’Uomo e della sua partecipazione alla costruzione di una cultura di Pace. Restituisce all’individuo la sua dignità e un ruolo attivo nella società, attraverso la sua partecipazione all’incessante trasformazione delle sofferenze e del disordine dell’Umanità.